L'era Rocco
Dopo la sofferta salvezza Rocco viene riconfermato. La stagione successiva l'ossatura della squadra resta
invariata a parte gli acquisti dell'interno Chiumento dalla Pro Patria e del centravanti Bonistalli dal Piacenza.
I critici sono d'accordo è un Padova da metà classifica. Il campionato 1954-55 vede il dominio del Lanerossi
Vicenza, ma il Padova lotta alla grande e nell'ultimo turno supera, nello scontro diretto all'Appiani, il Legnano
e conquista col secondo posto, un'insperata promozione.
La città è in festa; Rocco ha ottenuto il meglio dai suoi:
la crescita prepotente di Stivanello, l'ottima stagione di Bonistalli (13 reti), la dura scorza di uomini-chiave
come Scagnellato, Pison e Chiumento hanno compiuto il miracolo. La serie A impone il confronto con gli squadroni
metropolitani, imbottiti di assi stranieri. Rocco si accontenta di ritocchi "mirati" e bada soprattutto a
rafforzare la difesa: arrivano due rocciosi marcatori, Blason dal Verona e Azzini dal Brescia più il mediano ex
vicentino Moro. Nel calcolo della possibilità di salvezza, La Gazzetta dello Sport assegna al Padova l'ultima
posizione, senza alcuna chance. Risponde il pàron Rocco: "Quello che scrivono di noi i giornali non ci deve
interessare. Probabilmente è vero che siamo i più deboli della compagnia. Ma probabilmente è anche vero che noi
possediamo una dote che pochi altri hanno: quella di non avere paura di nessuno. Comunque, prima giochiamo, poi
tireremo le somme". Dopo un avvio disastroso (1-2 dalla Lazio all'Appiani, 0-1 dalla Fiorentina in trasferta e
un pesante 1-5 dal Milan ancora in casa) il Padova si afferma come la sorpresa del torneo. Il primo punto arriva
al quarto turno con un pareggio a reti bianche a Vicenza. E' iniziata l'autentica "era Rocco".
La squadra punta le proprie possibilità su un dispositivo difensivo potenziato e per nulla disponibile ai
complimenti. Il suo "catenaccio" diventa una fondamentale filosofia, capace di influenzare tutto il calcio
italiano: la necessità di confrontarsi con squadroni dotati dei più grandi attaccanti del mondo impone di puntare
innanzitutto a bloccare le iniziative avversarie. E allora davanti al portiere, ecco un difensore aggiunto,
libero da compiti di marcatura e pronto a chiudere sugli attaccanti eventualmente sfuggiti ai relativi marcatori:
si chiama Ivano Blason ed è già stato agli ordini di Rocco alla Triestina nell'immediato dopoguerra.
La squadra
si piazza addirittura ottava. Nell'estate del 1956, l'abilità di Rocco si rileva al calciomercato: arrivano il
portiere Pin dalla Sampdoria, il mediano ex juventino Mari e l'interno argentino Humberto Rosa sempre dai
blucerchiati, oltre all'ala vicentina Boscolo e all'attaccante del Milan Golin. I primi tre diventano subito
punti di forza della formazione biancoscudata anche se nel campionato 1956-57 non si va oltre una salvezza
tranquilla terminando il torneo all'undicesimo posto. Le reti al passivo sono sensibilmente diminuite ma l'attacco
ha segnato pochissimo, nonostante la conferma del regolarissimo Bonistalli.
La stagione 1957-58 non parte nei migliori dei modi: c'è un processo per illecito che tiene in ansia la città fino
al giudizio di assoluzione (ma solo per la società perché Rocco e il giocatore Zanon si vedranno infliggere sei
mesi di squalifica da scontarsi proprio in quel campionato). Poi, gli ormai tradizionali problemi di bilancio,
portano alla cessione dei pezzi più pregiati dell'organico biancoscudato: Sarti e Bonistalli partono assieme al
giovane talento della primavera Nicolé. Arrivano dalla Triestina il panzer Brighenti e dalla Juventus, come
contropartita a Nicolé, la piccola ala svedese Kurt Hamrin, reduci entrambi però da infortuni. Il presidente
Pollazzi, stretto tra vicende giudiziarie e contestazioni per lo smembramento dell'organico, rassegna le
dimissioni e in via temporanea ne prende il posto il dirigente Vescovi; ma all'inizio del torneo, Pollazzi ci
ripensa e torna sui suoi passi. E i due attaccanti arrivati in sordina cominciano subito a fare sfracelli:
battuta la Lazio all'Appiani per 3 a 1, al secondo turno gli uomini di Rocco travolgono il Genoa a Marassi (4-1).
Il poderoso Padova dei panzer, già impenetrabile in difesa, acquisisce proprio grazie ad Hamrin e Brighenti un
eccellente potenziale offensivo, che può dunque promuovere ed esaltare il contropiede, completamento ideale del
catenaccio.
Dopo lo straordinario avvio, una parentesi opaca, poi una straordinaria linea di rendimento e il Padova diventa la
rivelazione del campionato. Il Padova chiude quello straordinario campionato al terzo posto, miglior risultato di
sempre, con questa formazione: PIN, BLASON, SCAGNELLATO, PISON, AZZINI, MORO, HAMRIN, ROSA, BRIGHENTI, MARI
(CHIUMENTO), BOSCOLO.
Il campionato 1958-59 vede il Padova privato, oltre che di Azzini, anche di Kurt Hamrin, che prende la via di
Firenze. Vengono sostituiti dai milanisti Zannier e Mariani; ritorna inoltre a centrocampo Celio. Rocco costruisce
un altro capolavoro guidando la squadra al settimo posto in campionato e portando la coppia d'attacco
Brighenti-Mariani in nazionale per un'amichevole a Wembley con l'Inghilterra (2-2 proprio con gol della coppia
patavina). Il Padova è ormai acquartierato nelle zone nobili della classifica e l'Appiani (violato solo da Milan e
Juventus) è un campo che fa paura a tutti. Nuovo campionato e stessa storia: vengono ceduti i pezzi migliori
(Mariani alla Lazio) a arrivano giovani da svezzare o onesti giocatori da rigenerare.
Non viene però ceduto,
nonostante le numerose offerte, il bomber Brighenti, cioè l'uomo attorno il quale il tecnico è sicuro di costruire
un nuovo Padova competitivo. Nel campionato 1959-60 il Padova si piazza subito dietro agli squadroni metropolitani
al quinto posto a pari merito con Bologna e Spal. L'avvio è incerto poi l'Appiani diventa nuovamente il teatro di
giornate indimenticabili: 2-0 al Milan, 3-0 all'Inter, 6-1 all'Udinese, 6-3 alla Spal. Brighenti segna 21 reti ed
è il primo marcatore italiano del torneo dietro gli stranieri Sivori, Hamrin e Charles. Brighenti viene ceduto
l'anno successivo alla Sampdoria e in maglia biancoscudata diventerà capocannoniere del torneo. Il campionato
1960-61 vede l'arrivo di Aurelio Milani, centravanti ventiseienne prelevato dalla Sampdoria e il rientro di
Azzini; si parte alla grande affossando il Milan per 4-1 con tre gol di Milani. A novembre arriva a centrocampo
Gigi Radice e il tasso tecnico del complesso sale ulteriormente, perché il nuovo arrivato diventa subito il leader
arretrato, come Rosa lo è del reparto avanzato. Il Padova si aggiudica lo scudetto delle provinciali conquistando
un ottimo sesto posto. Sugli scudi, proprio Aurelio Milani che realizza diciotto reti e si impone come uno dei
migliori attaccanti italiani. A fine stagione il giocattolo va in frantumi. Dopo aver resistito più di una volta,
Rocco deve cedere alle sirene di un grande club: lo chiama il Milan di Gipo Viani e l'appuntamento con gli
obiettivi di vertice, nazionali ed internazionali non può più essere rimandato. Il Pàron se ne va e con lui il
pezzo più glorioso della storia della società biancoscudata.