Happy Birthday Alexi Lalas! L’ex difensore statunitense, 44 presenze e 2 gol dal 1994 al 1996 con la maglia del Calcio Padova, compie oggi 48 anni (è nato il 1 giugno 1970 a Birmingham nel Michigan).


Nella sua carriera da calciatore ha indossato, oltre il biancoscudo,  le maglie di Cranbrook Kingswood, Rutgers, New England Revolution, Emelec, New York Metrostars, Kansas City Wizards, Los Angeles Galaxy oltre che disputare due mondiali con la nazionale U.S.A. (1994 e 1998). Ha ricoperto ruoli dirigenziali nelle società di Los Angeles Galaxy, San Josè Earthquakes e New York RedBulls. Nel 2006 entra nel National Soccer Hall of Fame; Nel 2014, dopo 26 anni, si laurea alla Rutgers University nel New Jersey. Attualmente lavora per Fox Sports.

Lalas inoltre, durante la sua carriera agonistica, suonava la chitarra e incideva dischi, 5 album per la precisione: Woodland (1994), Far From Close (1996), Ginger (1998), So It Goes (2010), Infinity Spaces (2014).  Nel 1998, insieme al suo gruppo, ha partecipato a un tour europeo di supporto ai connazionali Hootie & the Blowfish.

Song: Alexi Lalas “Sacred Ground” tratta dall’album “Far From Close” (1996)

Alexi Lalas a Mai Dire Gol

DISCOGRAFIA: Dai Gypsies alla carriera solista

Articolo estratto fonte: Vittorio Vikk Papa per Orrore a 33 giri


Panayotis Alexander Lalas detto Alexi nasce a Birmingham, Michigan nel 1970. Trascorre un’infanzia tranquilla in questo sobborgo di Detroit, dove comincia a suonare la chitarra e a 17 anni a dare i primi calci al pallone a scuola: gioca nella squadra dei Cranbrook Kingswood. La passione per il soccer prosegue alla Rutgers University e nel 1991 viene eletto miglior calciatore del college.

Se a 21 anni la carriera di un giocatore professionista è già ampiamente iniziata, Alexi aveva altro per la mente: scrivere canzoni e ascoltare i dischi dei suoi amati Ratt (di cui e un fan sfegatato) anche perché all’epoca il calcio negli Stati Uniti era popolare come poteva essere l’hockey su ghiaccio in Italia, tanto che dal 1984 non esisteva nemmeno più una lega nazionale, ma solo campionati regionali. Insomma un passatempo divertente e niente più.

Nel 1992 partecipa alle Olimpiadi a Barcellona con la nazionale USA incontrando proprio l’Italia nello stesso girone ma non riuscendo neppure a qualificarsi per i quarti di finale. La nazionale americana dei primi anni ’90 era una sorta di armata Brancaleone, tra giocatori impegnati in leghe minori europee e giovani ragazzoni nemmeno semi-professionisti la cui unica esperienza era quella di partite nei tornei universitari. Nonostante tutto questo nel 1994 Alexi Lalas riuscì a rivelarsi al mondo durante i Campionati del Mondo di calcio giocati proprio negli Stati Uniti.

Ricordiamo USA ’94 per le temperature torride durante le partite (per permettere al pubblico europeo di guardare le partite comodamente il pomeriggio e la sera) e soprattutto per la famosa finale con il Brasile persa dall’Italia di Sacchi ai rigori.

In realtà la squadra sudamericana per arrivare alla finale affrontò un’agguerritissima selezione americana che aveva fatto fuori senza troppi problemi la più titolata Colombia di Carlos Valderrama. In quella formazione c’era appunto Alexi Lalas, un ragazzone alto 1,95 m che guidava la difesa e che oltre alle sue discrete doti tecniche si faceva notare per il look più da rockstar che da calciatore: lunghi capelli color carota e un pizzetto caprino. Il mondiale di Lalas fu ottimo, commise solo l’errore di lasciarsi sfuggire Bebeto una volta e questo costò il passaggio ai quarti per il suo team (il Brasile vinse a fatica con uno striminzito 1-0). Gli USA erano fuori dalla competizione ma poco importa. Alexi, il trascinatore e il volto della nazionale americana, era diventato una sorta di piccolo eroe nazionale e uno dei volti più riconosciuti del calcio mondiale.

Al termine della competizione, fiutando il potenziale affare mediatico/pubblicitario, l’Acqua Vera lo acquistò per farlo giocare nel Padova di Sandreani, di cui era lo sponsor, neopromosso nella massima serie, tra lo scetticismo generale. Negli anni ’30 altri americani giocarono nel campionato italiano (tali Alfonso Negro e Armando Frigo), ma si trattava di italo-americani, mentre il difensore dalle origini greche può essere considerato il primo vero yankee a metter piede nel calcio italiano.

Alexi Lalas figurina padovaLa Squadra biancoscudata nelle prime giornate di campionato passò di sconfitta in sconfitta dando l’impressione di essere un aggregato troppo improbabile fino a quando a metà Ottobre arrivò il Milan dei supercampioni che venne seccamente sconfitto proprio grazie a un gol di Alexi Lalas (Franco Gabrieli arrotonderà il punteggio), che incredulamente potè celebrare la prima affermazione del Padova in A dopo trent’anni. Da quel momento in poi il difensore, nonostante la sua lentezza (i tifosi gli intonavano “Vecchio scarpone”) diventa un titolare inamovibile e la squadra guadagna una meritata salvezza.

Durante il difficile campionato Alexi viene ricordato per la sua simpatia e schiettezza che ne fecero un personaggio fuori dalle righe nel serissimo mondo del calcio. Dopo una sonora sconfitta del Padova, alla domanda di un giornalista del tipo «come avete preso la sconfitta di oggi?», lui rispose: «ma che mi frega a me; io adesso vado a casa, suono mia chitarra, scopo mia ragazza e va tutto bene», oppure quando in televisione da Aldo Biscardi escalmò: «io pensi che il signor Zeman è un vaffanculi» o ancora quando ospite alla Domenica Sportiva si esibì nella sigla d’apertura con un suo pezzo dicendo alla presentatrice «Ciao bela come stai?».

Forse per il suo temperamento battagliero che sopperiva in parte ai suoi limiti tecnici, forse per la stravaganza del personaggio, fatto sta che un certo Diego Armando Maradona, spettatore di un incontro della Coppa America del 1995, gli chiese addirittura la maglia.

Alexi viveva con la sua ragazza Jill nel verde di Abano Terme e ben presto non ci fu pub di Abano o Montegrotto che non vantasse una sua foto nel locale, per lui il calcio professionistico era un divertimento e si permetteva di giocare a pallone per strada coi ragazzi del quartiere e la sera cenava e suonava all’osteria del Limbo. Già, la musica, il nuovo idolo della città patavina aveva già alle spalle due album autoprodotti incisi come frontman e chitarrista dei The Gypsies (“Woodland” e “Jet Lag”) e grazie alla notorietà conquistata sul campo di calcio nel 1995 incise due cover per “For You: A Tribute to Bruce Springsteen”, la buona ballata “If I Should Fall Behind” e “Tougher Than The Rest” insieme a Luca Barbarossa (non propriamente un rocker ma forse a lui non lo avevano detto) che lo trascinò anche al Maurizio Costanzo Show. Ma questi furono solo i prodromi del prossimo album che sarebbe arrivato a breve.

Far From Close (1996 – CD)

Nel campionato successivo 1995-1996 il Padova, letteralmente spolpato dal mercato e senza aver rimpiazzato i partenti in modo adeguato, sprofondò ben presto nelle zone basse della classifica e anche il rendimento del difensore americano calò.

Forse per tutti questi motivi i tifosi misero in giro voci false che avesse numerose amanti, che arrivasse agli allenamenti sfatto o che pensasse più a incidere i suoi pezzi che a giocare a calcio, così ben presto e senza un motivo preciso si ritrovò in tribuna e quindi decise di ritornare a metà stagione negli Stati Uniti a giocare nella nuova Major Soccer League, non prima però di pubblicare in Italia il suo primo album solista.

“Far From Close” venne registrato nel 1996 con Mel Previte & the Gangsters of Love come backing band (che in seguito collaboreranno con Ligabue ed Edoardo Bennato) e pubblicato per Totem/Warner.

Il disco è una discreta raccolta di puro rock 100% a stelle e strisce abbastanza standard, in bilico tra Counting CrowsHootie & the Blowfish e Bruce Springsteen, ma con meno talento. Senza sorprese si alternano brani più tirati come l’iniziale “Turn Over” (il calcio non c’entra nulla) o “Crash” (cover dei Primitives) e soprattutto buone ballate mai zuccherose come “Walk Away”“Underground Paradise”e soprattutto “Under The Mountain” (forse il brano migliore del disco) che mettono in luce tutti i limiti artistici di Alexi Lalas, ma anche il discreto talento come cantautore.

Il disco, pur non brillando per originalità e con un Alexi volenteroso al microfono, ma ancora troppo acerbo, rimane solo un lavoro discreto ed più che altro una rarità visto che finì direttamente nei cestoni dei supermercati per poi volatilizzarsi nel nulla.

Ginger (1998 – CD)

Tornato in patria per vestire la maglia dei New England Revolution, Alexi Lalas non abbandona affatto la musica e per il suo secondo album (ma il primo per il mercato americano) decide di fare tutto da solo suonando tutti gli strumenti (ad eccezione di qualche chitarra affidata a Martin Crotty e al cameo vocale della sua ragazza Jill McNeal); il tempo trascorso dalla sua prima prova solista sembra sia stato salutare.

Il disco ha un suono nettamente più fresco e convincente, anche se continua a pescare a piene mani nella tradizione americana senza aggiungervi molta personalità, questa volta però accelerando le ritmiche e affilando le chitarre (quasi hard rock) avendo come riferimenti Replacements, ma soprattutto Soul Asylum e Goo Goo Dolls degli anni ’90.

Oltre alla fulminante doppietta iniziale di “Goodnight Moon” e “Pretty Mess” si ricordano con piacere “This Should Be”“What I’ve Done” e il soprendente brano acustico “Half A Chance”posto come ottimo finale.

Pur non facendo gridare al miracolo il disco è ben prodotto e suonato e non sfigura accanto a “A Boy Named Goo” o “Let Your Dim Light Shine”, se questo sia un bene o un male lo lasciamo decidere a voi. Per noi rimane sicuramente il suo album migliore.

Per promuovere il disco Alexi girò in tour anche in Europa con la sua band come supporto agli Hootie & the Blowfish; il successo non arrivò e la carriera musicale sembrò terminare mestamente, ma a discapito delle previsioni non fu così. Nel frattempo tornò al calcio, ma questa volta non giocato; nel 1999 la Sony pubblicò Alexi Lalas International Soccer, un videogioco per la Playstation esclusivamente per il mercato americano e giapponese e nel 2000 fu l’autore del libro “Soccer for Dummies” dedicato ai neofiti del pallone.

So It Goes (2010 – album digitale)

Nel 2003, dopo aver giocato per N.Y. MetroStars, K.C. Wizards e L.A. Galaxy a 33 anni Alexi Lalas appende definitivamente le scarpette al chiodo. Si taglia barba e capelli, indossa giacca e cravatta e si tuffa in una nuova avventura diventando general manager di diversi club della MSL ma senza troppo successo, terminando malamente questa esperienza nel 2008 quando viene cacciato dalla dirigenza degli L.A. Galaxy a seguito dei disastrosi risultati della squadra guidata da Ruud Gullit nonostante gli investimenti faraonici (tra cui l’acquisto di David Beckham). Poco male perché trovò subito una poltrona fissa come commentatore per il canale sportivo Fox Sports.

La vita da ex calciatore scorre tranquilla, ma il cuore da rocker rimane pulsante e così ecco che contro ogni previsione nel 2010 arriva un nuovo album distribuito solo in formato digitale. In “So It Goeas” la formula rimane sempre la stessa: college rock a volte un po’ più pop altre più pseudo-alternativo. Una sorta di Lemonheads anni ’90 meno ispirati. Il precedente “Ginger” di ben 12 anni prima è nettamente migliore, ma in questo nuovo disco non c’è nulla di catastrofico, ma neppure nulla che valga davvero la pensa di ascoltare. “Outta Sync” è una piacevole sorpresa per un ex musicista part-time ma le altre 9 tracce non riescono a colpire l’ascoltatore in nessun modo.

Se siete amanti del rock radiofonico anni ’90 questo potrebbe essere indubbiamente un piacevole ripasso. Sicuramente molto meglio di tante presunte rock star a tempo pieno.

Infinity Spaces (2014 – album digitale)

Se pensavate che “So It Goes” fosse l’ultimo sfizio di un uomo annoiato della provincia americana, beh vi sbagliate di grosso. Nel 2014 senza che nessuno ne sentisse il bisogno Alexi torna sul mercato discografico con “Infinity Spaces”, un disco nuovo di zecca.

Lo diciamo subito: questo disco non ci piace per nulla. Un pop rock che cerca di essere tristemente appetibile in qualsiasi modo. Il disco di un 44enne che tenta di essere cool e contemporaneo perché in fondo se ci riescono quei noiosi dei Coldplay perché non dovrebbe riuscirci lui?

La produzione leggera come carta velina non aiuta i brani più rock vecchia maniera che sembrano musichette di pop rock per qualche trasmissione televisiva per teenager (“1000 Years”“Given Time”“Golden Horizon” e “Way To Go”) o brutte copie degli Weezer più penosi ma senza senso dell’umorismo (“Henry”). Il resto sono melliflui brani atmosferici che strizzano l’occhio a Matchbox TwntyU2Third Eye Blind e quella schifezza colossale che sono diventati i Goo Goo Dolls.

Shots (2016 – album digitale)

Dopo solo un paio d’anni ecco che riappare il nostro Alexi Lalas armato di chitarra con la sua raccolta di canzoni nuove di zecca.

Questo “Shots” è la sua quinta fatica e il terzo album in sei anni. A 46 anni Alexi Lalas che cosa deve provare? Ci ha già dimostrato di essere un musicista capace di comporre brani decenti anche se non particalermente memorabili, eppure inesorabile continua a proporre nuova musica. Per chi? Ma soprattutto perché? “Shots” si colloca musicalmente a metà strada tra “So It Goes” e “Infinity Spaces”, pop rock elementare ma curato.

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Alexi Lalas nei Gypsies

Tra i cimeli presenti al museo del Calcio Padova allestito allo Stadio Euganeo dalla società biancoscudata in collaborazione con l’Associzione Azionariato Popolare Magico Padova, potete trovare nella bacheca dedicata all’avventura del Calcio Padova in Serie A negli anni ’90, insieme alla maglia blu con gattamelata di Goran Vlaovic (1995/1996) e la maglia numero 6 di Alexi Lalas (1994/1995), l’action figure proprio di Alexi Lalas. L’action figure ProStars di Alexi Lalas con la maglia del Calcio Padova fa parte di una rara collezione dedicata alle “World Cup Legend 1994”, e lo statunitense del Michigan ne è stato protagonista con la maglia degli USA.