Dalla nascita al girone unico
ll 29 gennaio 1910 al bar Borsa, in piazzetta delle Garzerie, viene fondata l'Associazione Calcio Padova,
che sceglie come i propri colori il bianco e il rosso. Dopo l'approvazione dello statuto sociale, i cinquanta soci
eleggono il direttivo. Presidente fu nominato il barone Giorgio Treves de'Bonfili, vicepresidente il marchese
Giuseppe Corradi.
Il 20 febbraio in amichevole l'esordio contro l'Hellas Verona con un pareggio a reti bianche al campo "Giovan Battista
Belzoni". Dopo la prima amichevole, il Padova prende parte al campionato veneto di seconda categoria, assieme al Vicenza
e al Venezia. L'incontro con il Venezia, datato 3 aprile 1910, viene rinviato per le cattive condizioni atmosferiche.
La stessa cosa avviene per la partita di ritorno. Gioca quindi solo col Vicenza perdendo in entrambe le occasioni:
0-1 in casa e 1-3 a Vicenza. L'inizio non fu dei più facili poiché da lì a poco tempo nasce a Padova una seconda squadra,
il Petrarca F.B.C., regolarmente affiliato alla Federcalcio, che gioca al Tre Pini.
Molti giocatori passano al Petrarca.
La stagione del Padova si blocca per tutto il 1911/12 e si dovrà attendere il 25 novembre del 1912 per ritrovare, attorno al
Padova, quell'unità di intenti che l'aveva portato sulla scena sportiva cittadina. Trenta soci si riuniscono infatti al bar Sport,
per decidere la rifondazione dell'Associazione del Calcio Padova. Gastone Rossi viene nominato presidente, Mario Malagò
vicepresidente. Paglianti al fronteIl 13 aprile 1913, prima partita ufficiale del Padova, al campo Tre Pini contro i cugini del
Petrarca che stravincono per 6-0, dando inizio alla seconda crisi del Padova sei mesi dopo la rifondazione. Questa volta
presidente viene eletto il cav.Giuseppe Valenzini. Il campionato veneto di promozione si conclude malissimo per il Padova che
riesce a racimolare solo un punto nella partita di ritorno col Petrarca. L'anno successivo le cose migliorano, il Padova vince
il campionato veneto-emiliano e passa al campionato di prima categoria dell'Italia Settentrionale che si risolve con un dignitoso
quarto posto dietro Vicenza, Hellas Verona e Venezia. Autentico trascinatore della squadra è un cannoniere non ancora ventenne,
Silvio Appiani, che mette a segno 17 reti in 14 partite.
Il Padova in quanto campione veneto-emiliano dovrebbe disputare la serie A, ma l'Europa è in fiamme: è scoppiato il primo conflitto
mondiale e si spengono le luci sul pallone. Il 20 ottobre 1915 il giovane volontario Silvio Appiani muore sul Carso. Si spegne il
suo grande talento, rimarrà negli anni come simbolo di giovinezza e ardore per il calcio padovano.
Alla ripresa il Padova, orfano del giovane cannoniere Appiani, vince alla grande il girone Veneto, qualificandosi per le semifinali
interregionali, nel girone B dell'Italia Settentrionale scontrandosi con squadre però nettamente superiori. L'anno dopo i biancorossi
confermano la propria supremazia regionale, il cammino del Padova si arresta nelle semifinali interregionali a causa di un disastroso
avvio: quattro sconfitte consecutive pregiudicano il cammino, né valgono le due vittorie finali su Torino e Mantova, a recuperare la
situazione.
Nell'estate del 1921 il conflitto tra grandi e piccole società si infiamma, con le "big" che costituiscono una Confederazione
Calcistica Italiana. Si giocano due campionati: quello delle grandi società a 24 partecipanti di prima categoria e quello federale
su base più allargata. Il Padova partecipa al primo, venendo iscritto al girone B della Lega Nord. L'anno dopo viene riformato il
campionato, diviso il Lega Nord e Sud. Il Padova, iscritto al girone C del raggruppamento settentrionale, è un'autentica sorpresa,
arriva primo nel girone a pari punti con l'Alessandria e vince poi il successivo spareggio per due a uno. Nel girone finale però
Pro Vercelli e Genoa, squadroni dell'epoca, non lasciano scampo ai biancoscudati che racimolano solo un punto in quattro incontri.
Il 19 ottobre 1924 viene inaugurato il nuovo stadio, dedicato alla memoria di Silvio Appiani. Il campionato 1924-25 vede la squadra
ancora in primo piano, con un discreto quarto posto finale nel girone B della Lega Nord ribadito anche nel campionato 1925-26. È
quello del 1926-27, il primo campionato a carattere nazionale, strutturato in due gironi, con gironcino finale riservato alle prime
tre classificate dei due raggruppamenti. Il pubblico dell'Appiani si fa sempre più numeroso, nonostante i problemi finanziari in cui
versa la società, e non lascia mai la squadra senza sostegno.
Il torneo 1928-29 è l'ultimo prima dell'istituzione del girone unico e solo le prime 8 classificate dei due gironi saranno ammesse
alla massima serie. Fra continui cambi al vertice della società il Padova centra l'obiettivo classificandosi ottavo nel girone A.
Il Padova affronta il primo campionato a girone unico quale sola squadra veneta. Cambia di nuovo il presidente, è la volta
dell'avvocato Federico Bevilacqua. L'avvio del torneo non è dei migliori, quattro sconfitte consecutive (anche con squadre modeste
come Brescia e Modena) danno il segno dei precisi limiti tecnici della compagine guidata da Herbert Burgess. Il recupero della
squadra (che a metà torneo batte Juve, Roma, Modena e Torino in cinque giornate) si scontra con un finale disastroso, sconfitta
all'Appiani dalla rivale per la salvezza Triestina la compagine biancoscudata vede sfumare il sogno di rimanere in serie A all'ultima
giornata con un cocente 0-8 subito a Roma dai giallorossi. La retrocessione tra i cadetti impone l'ennesima rivoluzione. Bevilacqua
lascia una società nuovamente in crisi, che rinnova i ranghi cedendo il pezzo pregiato Vecchina, già esordiente in maglia azzurra,
alla Juventus.