Storia biancoscudata

Gli anni ottanta

Dopo che la retrocessione è diventata realtà ancora più forte diventa la contestazione popolare nei confronti di Farina, considerato il vero responsabile del disastro. Il 26 giugno Farina annuncia di aver ceduto il 60% della società ad un gruppo di padovani: Amaldolesi, Voltan, Pilotto e Zanon per una cifra complessiva di 900 milioni. Puggina, altro pretendente, rilancia la sua candidatura a nome del gruppo Despar: considera infatti assurda la cifra indicata da Farina, per una semplice quota di una società finita in C2. Anche i clubs chiedono chiarimenti e il gruppo dei compratori risponde di voler rinnovare l'accordo stipulato con Farina, pretendendo l'85% del pacchetto azionario della società. Il 7 luglio il "gruppo" viene finalmente presentato: ne fanno parte Ivo Antonino Pilotto, che assumerà la presidenza, Luciano e Vittorino Faggion, Angelo Furian e i già noti Amaldolesi, Voltan e Pezzetti. Pastorello viene confermato nelle vesti di direttore sportivo, come allenatore viene ingaggiato Guido Mammi. arrivano giocatori importanti come il bomber spallino Pezzato, il "cervello" Romanzini e il terzino Idini. Farina ovviamente si è portato via i giovani più interessanti, con Sanguin, Musella, Perrone e Manzo in testa. La squadra si dimostra equilibrata ma conduce . un torneo discontinuo sempre però in vista della testa della graduatoria, in cui, nella seconda parte ingaggia la lotta per la promozione con Modena e Trento.

Alla fine la spuntano i canarini emiliani e la decisione per la seconda promozione viene rinviata allo spareggio tra biancoscudati e gialloblu trentini che si giocar allo stadio Bentegodi di Verona, il 13 giugno 1980 davanti a 20 mila tifosi biancoscudati. La partita si sblocca nella ripresa quando segna Idini, ma nove minuti dopo vengono espulsi Romanzini e Telch e il nervosismo dilaga. Pareggio su rigore di Lutterotti e Marchesi raddoppia. Sembra finita ma il Padova riesce a pareggiare su rigore di Perego per fallo su Idini a nove minuti dal termine. I supplementari non danno esiti e si va ai calci di rigore dove però vince il Trento. Le speranze di promozione devono essere rimandata alla stagione successiva. La squadra si è anche qualificata per la doppia finale di Coppa Italia con la Salernitana. Il 16 giugno gli uomini di Mammi, ancora scossi dall'esito dello spareggio, perdono 3-1 al Vetusti di Salerno. Tre giorni dopo, il 19 giugno, all'Appiani, arriva la rivincita a suon di gol: una tripletta dello scatenato Vitali e un gol di Perego seppelliscono la Salernitana sotto un eloquente 4-0. Arriva la Coppa Italia piccolo segno tangibile dell'avvio della riscossa. Per la stagione successiva il telaio rimane invariato con innesti importanti come l'esperto portiere Bordin, il roccioso stopper Andreuzza e il guizzante Zabbio. Il campionato 1980-81 comincia nel migliore dei modi con un paio di successi importanti, poi una lunga serie di infortuni ad uomini chiave e le cose peggiorano. Dopo il pareggio interno col Pordenone il 9 novembre Pilotto licenzia Mammi e chiama il toscano Mario Caciagli, che ridà fiducia all'ambiente e mette insieme una lunga serie positiva che significa promozione con due punti di vantaggio sulla Civitanovese, seconda classificata.. L'Appiani nel corso della risalita è sempre pieno e alla fine la festa della città sancisce la "pace" tra pubblico e società. Nell'estate del 1981 l'industriale Marino Puggina offre al presidente Pilotto la proprio disponibilità per contribuire a creare un Padova più solido economicamente e strutturato secondo criteri manageriali. Si punta ad un campionato di transizione e vengono ceduti i pezzi migliori come Idini, Pillon e Vitale. Il campionato 1981-82 parte benissimo ma la mancanza di un forte coppia d'attacco limiterà il proseguo del campionato. E con i primi insuccessi arrivano anche le polemiche. Il triumvirato Pilotto, Puggina e Faggion assume come direttore sportivo Enrico Alberti e per Pastorello si conclude l'avventura padovana. Caciagli conquista il sesto posto finale e poi si dimette. Viene ingaggiato Bruno Giorgi, quarantuno anni, alle spalle una promozione in B con la Nocerina e un terzo e quarto posto alla guida di Campobasso e Modena in C1. Il nuovo Padova, però, appare tutt'altro che irresistibile. E' forte in difesa, sostanzioso a centrocampo, non del tutto affidabile in attacco. L'entusiasmo del pubblico è a mille, vengono sottoscritti 2500 abbonamenti e con la Juventus in Coppa Italia si contano oltre 22 mila presenze. In campionato la media degli spettatori supera sempre le 10 mila unità. E' un torneo strano, che verrà deciso a quote di punteggio piuttosto basse, caratterizzato da una costante incertezza. Il Padova parte a corrente alternata, fino al rush finale, quando riesce a piazzare lo spunto vincente, conquistando la seconda posizione alle spalle della dominatrice Triestina. La festa in città esplode come un urlo troppo a lungo trattenuto nella gola: la serie B torna dopo quattordici anni, il Padova sembra finalmente uscito dal gorgo dell'anonimato. Terminati i festeggiamenti, Giorgi, decisivo per la promozione, toglie il disturbo visto i non facili rapporti col presidente e le incertezze sul futuro tecnico della squadra. Sotto la nuova guida di Giorgio Sereni, tecnico voluto dal consigliere Zarpellon, la squadra viene completamente rinnovata ma non riesce a staccarsi dalla parte bassa della classifica. Dopo la sconfitta di Pescara, a dicembre, Sereni viene sostituito da Aldo Agroppi, ex mediano del Torino. La squadra si riprende, smette di perdere e acquista fiducia. Agroppi resiste però solamente per dieci giornate, periodo in cui il Padova risale in classifica. Il 12 febbraio Agroppi se ne va. Al suo posto Gennaro Rambone, napoletano. Il Padova comincia a vincere e sfiora la promozione finendo al quarto posto. Alberti viene silurato e al suo posto come direttore sportivo arriva Giorgio Vitali.

Per il campionato 1984-85 si rinforza l'attacco, punto debole della passata stagione con l'acquisto di Pradella, scuola udinese, e Sorbello, bomber di C1 proveniente dal Campania. A centrocampo il Padova da però l'addio a Franco Cerilli, uomo-guida per tre stagioni; al suo posto Claudio Valigi, ventiduenne, che alla Roma ha preso lezione da Falcao. A lui, il confermatissimo Rambone, affida il compito di giostrare come perno davanti alla difesa; alla fantasia, in fase avanzata, dovrà pensare invece il toscano Sorbi. Sulla carta una squadra destinata a lottare per la promozione. Ma fra Vitali e Rambone non corre buon sangue e i dissidi crescono con il passare del tempo. Dopo appena otto giornate, all'indomani della vittoria sul Varese, Rambone viene licenziato per far posto a Gianni Di Marzio. La squadra non decolla, orientandosi verso la zona retrocessione. Il 16 giugno a Taranto, il Padova raggiunge una rocambolesca salvezza: dopo cinque pareggi consecutivi la squadra vince 2-1 sul campo dei pugliesi, ormai condannati. Il giorno dopo, l'ex allenatore del Taranto Becchetti, esonerato la settimana precedente, denuncia all'Ufficio inchieste della FIGC un illecito relativo alla partita. La ricostruzione dei fatti è spietata: tutto è cominciato il 13 maggio quando Giovanni Sgarbossa, mediano del Taranto ed ex biancoscudato incontra il vicepresidente Dino Zarpellon, per accomodare l'ultima partita in caso i veneti non fossero ancora salvi. Giovedì 13 giugno alcuni giocatori del Taranto raggiungono l'accordo per favorire il Padova; il giorno dopo Zarpellon si incontra con Sgarbossa consegnandoli una prima tranche di 50 milioni, in attesa del saldo dopo il buon esito della partita. Il sabato, tre giocatori del Taranto danno forfait. Becchetti, dopo la partita, chiama Sgarbossa chiedendogli la sua parte. I due si incontrano al casello autostradale di Pesaro per la consegna. Ma Becchetti arriva accompagnato da una persone dell'Ufficio inchieste che registra l'incontro. E' retrocessione in serie C. Zarpellon è inibito per 5 anni, così come per 5 anni sono squalificati i giocatori del Taranto Sgarbossa, Paese, Chimenti e Frappampina. Due anni e mezzo invece all'altro giocatore rossoblu, Bertazzon, reo confesso. L'unico degli incriminati ad uscirne pulito è il presidente Pilotto.

Per il torneo 1985-86 si riparte dal girone A della C1. Giorgio Vitali emigra al Monza, Di Marzio viene sostituito da Marino Perani, un tecnico giovane, bisognoso di rilancio dopo alcune esperienze negative. Lascia anche Pilotto ad un gruppo di industriali guidati da Zillo e Puggina. Il nuovo gruppo dirigente possiede mezzi finanziari notevoli, gode dell'appoggio delle istituzioni locali e parla di serie A. Dopo un avvio faticoso la squadra arriva in zona promozione, ma dopo le sconfitte di Ancona e Ferrara si abbandonano i sogni di risalita. A febbraio lascia anche Perani, sostituito da Guido Mammi che porta la squadra al settimo posto. Si riparte per la nuova avventura con Puggina nominato presidente e Adriano Buffoni, segnalatosi nel Cesena, in panchina. E dalla formazione romagnola porta con se lo stagionato attaccante Gibellini e un giovane che farà parecchia strada: Alessandro Bianchi. Via quasi tutta l'ossatura della vecchia "rosa" e dentro energie fresche. Ne esce una squadra priva di stelle ma dotata da Buffoni di una formidabile concretezza. Si parte benissimo con 5 vittorie nelle prime 5 giornate, poi la squadra perde qualche colpo, ma alla fine riesce a raggiungere il secondo posto alle spalle del Piacenza, con 6 punti di vantaggio sulla Reggiana, a lungo il più pericoloso concorrente dei patavini. In attesa che le indispensabili strutture di supporto, nuovo stadio e campo di allenamento, comincino a sorgere (l'anno prima Buffoni aveva provocatoriamente portato i giocatori ad allenarsi a Prato della Valle), la società traccia i piani per affrontare la B con obiettivi di prestigio. Come direttore sportivo torna Pastorello, assunto nel frattempo nella ristretta cerchia dei "big" di mercato. Arrivano il terzino Russo, ex giovane milanista, dal Modena il mediano Piacentini e l'interno Longhi, più l'anziano Casagrande, inesauribile mediano con una lunga carriera ad alto livello alle spalle. In attacco, invece, arriva dal Cesena, il piccolo e sgusciante Simonini affiancato da Fermanelli, scuola Inter. Ma la squadra dopo un buon avvio si assesta al centro classifica chiudendo il campionato 1987-88 all'ottavo posto. Si riparte ancora da Buffoni confermatissimo da Puggina e Pastorello. Intanto il consiglio comunale ha dato il via al progetto per un nuovo stadio. Il torneo1988-89 si apre con risultati contradditori che portano la società ad intervenire sul mercato autunnale: arriva il giovane interista Massimo Ciocci. Buffoni schiera il tridente Simonini, Fermanelli, Ciocci e in primavera il Padova è a ridosso della zona promozione. Poi la squadra cede e raccoglie solamente 5 punti in dodici partite. Alla fine è quattordicesimo posto ma soprattutto qualcuno tira un sospiro di sollievo; se il campionato fosse durato di più, con una media del genere si sarebbe rischiata la retrocessione.

 
Dalla nascita al girone unico
Dagli anni trenta al dopoguerra
L'era Rocco
Gli anni sessanta e settanta
Gli anni ottanta
Dal ritorno in A al 2000
Il nuovo secolo
L'Appiani