Storia biancoscudata

Dal ritorno in A al 2000

ll catastrofico finale di stagione impone nell'estate 1989 una salutare opera di rinnovamento. Partono il diesse Pastorello, sostituito da Piero Aggradi, e l'allenatore Buffoni al cui posto viene ingaggiato Enzo Ferrari, che vanta una buona esperienza maturata soprattutto in Triveneto (Udinese e Triestina) con una valida esperienza spagnola nel Real Saragozza. Arrivano il centravanti Pradella, reduce da una stagione alla Sampdoria con Vialli e Mancini; l'interno Miano e il rifinitore Pasa dall'Udinese, il portiere Bistazzoni dai blucerchiati, il libero Albiero dal Como, il difensore esterno Murelli dall'Avellino e un giovanissimo terzino dal Brindisi, Antonio Benarrivo. Ferrari costruisce un Padova basato su Bistazzoni tra i pali, Pasqualetto (poi Murelli) e Benarrivo terzini, Ottoni stopper, Albiero libero, Sola mediano di spinta, Camolese e Pasa interni, Piacentini tornante di destra, Pradella e Fermanelli in attacco.

L'avvio di campionato non è strepitoso: secco successo sul Cosenza (3-0), sconfitta a Barletta (0-1), pari a Pescara e all'Appiani con la Reggina. Con la sconfitta a Torino (1-3) il Padova finisce ad un passo dall'ultimo posto. Al mercato autunnale viene ingaggiato l'attaccante Giuseppe Galderisi, scaricato dal Verona e dal Milan, viene ceduto Piacentini alla Roma e arriva dal Perugia il ventitreenne Di Livio, cresciuto nel vivaio giallorosso e valorizzatosi coi grifoni umbri. A novembre la situazione si fa critica, il pareggio all'Appiani con la Reggiana porta il Padova al penultimo posto ed il baratro della retrocessione comincia ad aprirsi sotto i piedi di una squadra che sembra mancare di gioco e di spirito di reazione. Ferrari se ne va e al suo posto il presidente Puggina ingaggia Mario Colautti, tecnico gradito ad Aggradi, che con lui ha conquistato la promozione a Perugia. Colautti cambia la coppia di terzini (da Pasqualetto-Murelli a Murelli-Benarrivo), recupera Ruffini come mediano davanti alla difesa, conferma Camolese a centrocampo ed esclude il deludente Miano, puntando sul giovane Pasa. Il nuovo Padova vince in casa col Messina ed espugna il campo di Catanzaro.

A febbraio il tecnico fa esordire il giovane attaccante Filippo Maniero e gli effetti sono esplosivi. La coppia-gol Maniero-Galderisi porta il Padova ad un tranquillo centroclassifica. Alla fine del campionato 1989-90 è decimo posto, ma soprattutto c'è la consapevolezza che il gruppo non potrà che crescere. Nell'estate 1990 Aggradi ingaggia tre centrocampisti di sostanza: Zanoncelli, nazionale Under 21 di scuola Milan, l'ex Longhi e Carmine Nunziata. Il libero Parlato (dal Latina) è il nome nuovo della difesa assieme al portiere Dal Bianco, rientrato dal Vicenza. La squadra però dopo le prime giornate non gira. Nei cinque turni iniziali il Padova raccoglie due pareggi a reti bianche e tre sconfitte; altri tre zero a zero e la sconfitta 0-2) a Reggio Emilia fanno precipitare il Padova al penultimo posto. Aggradi corre ai ripari ingaggiando dal Milan di Berlusconi un giovane centrocampista diciannovenne: Demetrio Albertini. Scende in campo l'11 novembre, quando il Padova è penultimo in classifica (cinque punti, uno in più dell'Udinese, ultima) e non ha ancora vinto: la squadra biancoscudata vince con l'Ascoli con gol di Galderisi al termine di una dimostrazione di gioco che sorprende ed entusiasma il pubblico. Albertini prende in mano la squadra e ne registra la manovra, trovando un'intesa immediata con Galderisi, pienamente a proprio agio con un interlocutore alla sua altezza tecnica. E' l'inizio della riscossa. Il Padova risale rapidamente in classifica. Zanoncelli acquisisce sempre maggior sicurezza come pilota del reparto arretrato, mentre il centrocampo incarna la vera forza della squadra, grazie al fosforo di Albertini, alla precisione di Nunziata, alla fantasia di Di Livio e alla continuità di Longhi.

A febbraio il Padova è undicesimo in classifica, in acque tranquille. Colautti e i suoi decidono di crederci e grazie al fantastico pubblico dell'Appiani in aprile il Padova è sesto. Il 26 maggio, a tre turni dal termine, i biancoscudati sono quinti, dopo lo strepitoso successo sulla Reggina, e la promozione non è più una chimera. La domenica successiva, un buon pareggio sul campo della Cremonese, terza in classifica, appaia il Padova all'Ascoli al quarto posto. Penultima giornata: all'Appiani arriva il Barletta, ormai condannato; ma la voglia di vincere gioca brutti scherzi e i pugliesi vanno in vantaggio con Consonni e raddoppiano con Signorelli. Sembra finita ma Galderisi segna a cinque minuti dall'intervallo, poi nella ripresa raddoppia su rigore. L'Appiani esplode quando Benarrivo trova il gol del vantaggio, ma la gioia dura poco, altri cinque minuti e il giovane La Notte pareggia. Ci pensa Longhi a temposcaduto a raddrizzare la situazione: 4-3 per i biancoscudati.
Per l'ultima partita il Padova va a Lucca, l'Ascoli è impegnato a Reggio Emilia. La Lucchese va in vantaggio, mentre i bianoconeri sono sotto di due reti con i granata reggiani. I marchigiani riequilibrano la situazione con Cvektovic e Pergolizzi, ma anche a Lucca prima dell'intervallo Galderisi riesce a pareggiare. Nella ripresa Melchiori segna per la Reggiana e il Padova è in A; pareggia Casagrande e si va allo spareggio. Poi all'89 Simonetta per la Lucchese coglie il gol della vittoria e il Padova deve lasciare la massima serie all'Ascoli. La delusione è forte e non mancano i sospetti sulla strana combinazione che ha visto la Lucchese, priva di interessi di classifica, giocare allo stremo pur di battere i biancoscudati.

Per la nuova stagione Albertini ritorna al Milan e anche Benarrivo viene ceduto al Parma. A centrocampo giunge Franceschetti, cresciuto nel Milan e proveniente dal Pergocrema, mentre la difesa viene potenziata con gli arrivi dalla Juventus del portiere Bonaiuti e del difensore Rosa. In panchina il posto di Colautti viene preso da Bruno Mazzia. La nostalgia dell'Appiani per le prodezze di Albertini, non svanisce certo al cospetto del grigio gioco di Mazzia, ideale per mantenere la squadra al centroclassifica, ma privo di prospettive più ambiziose. Ad aprile dopo due sconfitte consecutive la dirigenza, che a resistito per settimane alla pressione di critica e pubblico per il licenziamento di Mazzia, non può che prendere atto di una situazione grave con la squadra appena un punto sopra al quartetto di coda. Viene così deciso di promuovere il vice di Mazzia, Mauro Sandreani. Ex giocatore della Roma, tecnico giovane (trentotto anni) dalle idee moderne e dallo spirito vincente, il nuovo tecnico conduce la squadra al dodicesimo posto. I lavori per lo stadio nuovo sono ormai in stato avanzato e la società per la stagione 1992-93 punta decisamente alla massima serie. Arrivano alla corte di Sandreani, l'ex palermitano Modica, Cuicchi dall'Avellino, il fluidificante Gabrieli dal Messina e ritorna a Padova il bomber Pippo Maniero, che era andato a fare esperienza prima all'Atalanta, poi all'Ascoli.

Il Padova parte abbastanza bene, vince 3-2 il derby col Verona alla 5° giornata con doppietta di Galderisi e gol di Montone, poi rallenta (doppia sconfitta con Lecce e Bologna), ma nonostante i risultati altalenanti alla fine del girone di andata si trova a pochi punti dalla zona promozione. A quattro giornate dalla fine, dopo una vittoria per 3-2 sulla Spal, il Padova è ad un punto dal quarto posto occupato da Lecce ed Ascoli. Un pareggio a Reggio Emilia con i granata già promossi, la vittoria sul Taranto all'Appiani, e un nuovo pareggio a Lucca portano la squadra biancoscudata a giocarsi, nell'ultima giornata, la promozione in A contro l'Ascoli, il Lecce e il Piacenza che precedono il Padova di un punto.Il calendario propone per l'ultimadrammatica giornata lo scontro diretto Padova-Ascoli, Cosenza-Piacenza e Bologna-Lecce. L'Ascoli va subito in vantaggio con una doppietta di Oliver Bierhoff al 1° e al 31° del primo tempo; sembra la fine di un sogno. Poi la rimonta, due minuti dopo Simonetta accorcia le distanze e nel secondo tempo Gabrieli al 78° e Montrone ad un minuto dalla fine ribaltano la situazione. Sembra fatta ma il Lecce vince a Bologna per 2-1 condannando i rossoblu alla serie C, mentre il Piacenza riesce a superare il Cosenza con un gol dell'ex biancoscudato Simonini. Il Padova resta in B, mentre salgono in A Lecce e Piacenza con un punto di vantaggio sulla formazione biancoscudata. Dopo la beffa della mancata promozione all'ultima giornata (la seconda in tre anni), il Padova ricomincia la stagione 1993-94 con nuovo entusiasmo convinto che questo possa essere l'anno buono per il ritorno nella massima serie, attesa da trentadue anni. L'organico viene riconfermato, ad eccezione di Di Livio che passa alla Juventus. Dal punto di vista tattico, il Padova edizione 1993-94 non si discosta molto da quello del precedente campionato. La difesa è ormai affiatata: Bonaiuti tra i pali è una garanzia, Gabrieli assicura velocità (e qualche gol) sulla fascia sinistra; in marcatura Cuicchi (o Siviero) a destra e Rosa al centro, con Franceschetti libero di grande duttilità e visione di gioco. Senza dimenticare Ottoni, la cui esperienza e serietà professionali torneranno utili nel corso della stagione. Il centrocampo è forse il reparto qualitativamente migliore del Padova con l'arrivo di Coppola, che completa il reparto con Franceschetti, Pellizzaro, Longhi e Nunziata. In attacco Maniero e Galderisi con Simonetta prima alternativa. Il Padova parte bene con due vittorie consecutive e dopo 12 giornate è al terzo posto solitario a tre punti dalla capolista Fiorentina. Zona promozione che viene mantenuta per gran parte del campionato. Ma solo quattro punti nelle ultime giornate rallentano la corsa del Padova verso la serie A e la squadra biancoscudata viene raggiunta al quarto posto dal Cesena. E' spareggio. A Cremona il 15 giugno 1994 il Padova si gioca la serie A contro la formazione bianconera. E le cose si mettono subito male: Hubner al settimo del primo tempo porta in vantaggio i romagnoli e tornano alla mente i drammatici finali degli anni precedenti. Ma Cuicchi, con una spettacolare rovesciata al 18° riporta le squadre in parità. Nel secondo tempo Coppola segna il gol che decide la sfida: è serie A!

Il presidente Puggina però lascia e al suo posto subentra Giordani. Arrivano nuovi rinforzi per affrontare la massima serie: il pilastro della nazionale statunitense Alexi Lalas, la speranza croata Goran Vlaovic, il laterale David Balleri dal Parma, Perrone, Zoratto e l'olandese Michel Kreek dall'Ajax. Ma la serie A è un autentico shock per chi vi rimette piede dopo trentadue anni. Sul neutro di Bologna, i biancoscudati incontrano la Sampdoria che li sommerge con cinque reti. Eppure il Padova gioca discretamente, ma il calendario, si sa, non è tenero con le matricole sicché a Nunziata e soci tocca subito dopo il Parma, lanciato da Nevio Scala sulle piste dei grandi traguardi. Zero a tre all'Euganeo e si riparte da Torino contro i granata, ugualmente a secco dopo due giornate. Il pareggio resiste per quarantacinque minuti poi Scienza azzecca due tiri fenomenali e il Toro incamera i suoi primi tre punti. Per la quarta giornata all'Euganeo arriva il neopromosso Bari, e sembra che arriveranno anche i primi punti per la squadra di Sandreani. Invece i biancorossi baresi dominano all'Euganeo, Guerrero fallisce pure un rigore, poi Gerson e Pedone firmano lo zero a due. Il sospetto avanza in città: vuoi vedere che la A è già compromessa? Per i critici di tutta Italia non ci sono dubbi, il campionato ha trovato in Veneto un comodo materasso. Si va a Napoli ed è già ultima spiaggia. Gli azzurri vanno subito sullo due a zero con Rincon e Agostini. Longhi accorcia su rigore, ma Rincon lo imita. Tre a uno a cinque minuti dalla fine, sembra finita ma Maniero vola di testa ad infilare Tagliatatela e dopo sessanta secondi sigla il pari quasi dalla linea di fondo. Esplode la gioia sulla panchina biancoscudata: l'incubo sembra finito. Arriva il Milan e l'entusiasmo è tale che i ragazzi di Sandreani non hanno più paura di niente. Lalas perfora Rossi, poi Gabrieli da venticinque metri infila un pallone nel sette del portiere rossonero. Per gli uomini di Sandreani è la prova che tutto è possibile, dunque anche la salvezza. A Firenze arriva una sconfitta pesante per quattro a uno, ma la domenica successiva i biancoscudati colgono il secondo pareggio, in casa con il lanciatissimo Foggia di Catuzzi (ma Galderisi sbaglia un rigore) poi, sempre all'Euganeo, sconfiggono il Brescia nell'acquitrino di una giornata impossibile con Kreek e Coppola. Ma ricomincia la paura della retrocessione: all'Olimpico il Padova viene travolto cinque a uno dalla Lazio, all'Euganeo la Juventus passa con Ravanelli a dieci minuti dalla fine dopo i gol di Baggio e Kreek, e la nuova trasferta all'Olimpico, sponda giallorossa non si conclude meglio dell'altra: Aldair e Caprioli firmano il due a zero per la Roma. Serve una scossa, che arriva la domenica successiva vincendo all'Euganeo con Cagliari, ma la trasferta a Reggio Emilia finisce male: tre a zero per i granata. Dopo la sosta all'Euganeo arriva la Cremonese, concorrente diretta per la salvezza, e il capitano Longhi con una tripletta raffredda le velleità dei grigiorossi: alla fine è 3-2. La domenica successiva in casa del Genoa si tenta il colpaccio: Kreek pareggia il gol di Vant'Schip e i biancoscudati vanno all'assalto: a quel punto entra Miura e inventa il gol della vittoria di Manicone ad un minuto dalla fine. Ormai però è un Padova consapevole della propria forza, che sa reagire con orgoglio. Arriva all'Euganeo l'Inter di Ottavio Bianchi. Il Padova parte bene ma Pagliuca resiste. E quando Sandreani manda negli spogliatoi Vlaovic il pubblico per la prima volta contesta il tecnico. A quattro minuti dalla fine, però, Rosa trafigge Pagliuca. Sandreani vuole andarsene ma il presidente Giordani lo convince a desistere dall'insano proposito, grazie anche a una occhiata alla classifica: Genoa e Cremonese sono agguantate. Comincia il girone di ritorno e la Sampdoria ripete l'ottima prestazione dell'andata (4-1), a Parma il dominio dei biancoscudati (li ferma un'ottimo Bucci) viene suggellato da…Zola, che raccoglie una respinta di Bonaiuti e porta a casa i tre punti. Ma dalla successiva gara col Toro i biancoscudati iniziano un periodo vincente: 4 a 2 ai granata, vittoria a Bari con gol di Vlaovic, 2 a 0 al Napoli di Boskov. L'Italia del pallone comincia a parlare di questo miracoloso Padova che si fa strada col gioco e sa sfruttare la regola dei tre punti. Poco male se non bastano i miracoli di Bonaiuti per non perdere a S.Siro col Milan (1-0 gol di Simone) e se all'Euganeo, in notturna, contro la Fiorentina si è puniti da Rui Costa. Ormai il Padova crede nella salvezza. Si lascia brutalizzare dal Foggia (1-4) in Puglia, poi si scatena con la serie più travolgente della stagione: 3-1 a Brescia, 2-0 in casa con la Lazio, infine l'apoteosi a Torino. I biancoscudati si concedono addirittura il lusso di violare il campo della Juventus lanciata verso lo scudetto; punizione magistrale di Kreek ed è festa.

Il Padova ha cinque squadre alle spalle, con cinque punti di vantaggio sulla Cremonese e sei sulla coppia Foggia-Genoa. Ma il pareggio a reti bianche con la Roma fa da preludio all'incubo che rischia di compromettere un intero campionato: due gol incassati a Cagliari, un facile tre a zero sulla ormai retrocessa Reggiana e una memorabile batosta a Cremona (0-3) riaprono i giochi per la salvezza, con il Genoa prossimo avversario dei biancoscudati all'Euganeo. Segna Ruotolo ma Gabrieli riesce a pareggiare, rimandando tutto all'ultima giornata con l'Inter a San Siro. Il Genoa è a tre punti, deve superare in casa il Torino, mentre al Padova basta un pareggio coi nerazzurri per rimanere in A. A San Siro si vede un ottimo Padova con Maniero che porta in vantaggio i biancoscudati. Sembra una giornata trionfale invece Orlandini pareggia e al secondo minuto di recupero, su un angolo di Ruben Sosa, Del Vecchio firma la vittoria interista. E mentre il tifo nerazzurro festeggia la qualificazione Uefa il Padova va la secondo spareggio consecutivo visto che il Genoa vince con il Torino che non aveva più nulla da chiedere al campionato. La sfida che vale una stagione si gioca a Firenze con gli uomini di Maselli, che in tre partite hanno recuperato sei punti, favoriti per la vittoria. Ma il Padova gioca bene, passa in vantaggio con Vlaovic, subisce il pareggio genoano con Skuhravy, domina il secondo tempo ma non riesce a passare. Si va ai rigori con Galante che spreca e Kreek che segna il rigore decisivo che vale la salvezza. Il campionato successivo non è fortunato per il Padova e la squadra biancoscudata ritorna fra i cadetti dopo una stagione che più travagliata non si può. L'episodio più grave rimane la malattia di Goran Vlaovic. Operato in Belgio al cervello, fortunatamente guarisce ma al suo ritorno in squadra, la situazione è già molto difficile. All'inizio del 1996, mentre il Padova da segni di risveglio, ecco la seconda “botta", Lalas e Galderisi, due giocatori che avevano fatto la differenza nel campionato precedente, rescindono il contratto e volano negli States per disputare il primo campionato di soccer professionistico. Subito dopo arriva la spallata definitiva: l'annuncio del presidente Giordani di aver ceduto la società al trio Fioretti, Corrubolo e Viganò. Undici sconfitte consecutive e la serie B è certezza con tanti rimpianti e molte polemiche. Il Padova riparte dalla serie B, nella stagione 1996/97, con molte novità.

I biancoscudati, grazie anche ad una campagna trasferimenti condotta in maniera “vistosa", godono dei favori del pronostico. Un allenatore considerato vincente, Giuseppe Materazzi, giocatori come Zenga, Lantignotti, Lucarelli, Pelizzaro e Bergodi sembrano veramente una sicurezza, ed invece la squadra non decolla. Materazzi rischia di saltare una prima volta alla tredicesima giornata. Si salva grazie alla vittoria di Cesena per 3-2. Alla lunga però, l'allenatore verrà esonerato. Gli subentra Adriano Fedele. A complicare le cose arriva la “grana" Zenga che, come Lalas e Galderisi, a metà campionato saluta tutti e vola in America per giocare il “soccer". Alla fine il Padova riesce a salvarsi, e seppur con qualche patema termina al 12° posto in classifica con 48 punti. Resta in serie B ma la delusione per quello che doveva essere il campionato del ritorno in A è fortissima in tutti i tifosi. Il campionato 1997-98 è quello del ritorno in C. Le prime novità arrivano dalla società. Se ne vanno Fioretti e Corrubolo; Cesarino Viganò resta presidente e nomina il rag.Guerino Perego amministratore delegato. La prima mossa è applaudita dall'intera Italia del pallone: l'ingaggio di Giuseppe Pillon, allenatore vincente e artefice del “miracolo" Treviso che in tre anni è salito dal campionato nazionale dilettanti alla serie B. La rosa viene rinforzata con giocatori quali Allegri, Bacchin, Brioschi e Mazzeo. Nonostante questo la squadra parte malissimo, quattro sconfitte e tre pareggi in sette partite. Si capisce subito che risalire la china sarà difficile. Si cambia allenatore e direttore sportivo richiamando due ex beniamini quali Mario Colautti e Piero Aggradi. Ma la situazione non muta; alla fine è retrocessione in C1, penultimo posto in classifica con 36 punti e il motto “Mai più in serie C" lanciato dal presidente Puggina sette anni prima, suona per i tifosi come una atroce beffa. Il Padova, dunque, si trova ai nastri di partenza del campionato 1998/99, nella serie C1 girone A, ma gode, dei favori del pronostico. Quanto meno i play off sembrano assicurati. La la partenza, però, non è delle migliori: in sette giornate sei pareggi e la sconfitta ad Alzano.

Non varia il resto del campionato e il Padova non si avvicina mai alle prime cinque piazze della classifica, anzi, si capisce che l'obiettivo massimo è la salvezza per la disperazione dei tifosi che non accettano tale situazione. Si arriva così all'episodio che condanna il Padova alla C2. Si gioca Padova-Varese e in caso di vittoria i biancoscudati possono dirsi praticamente salvi. A tre minuti dalla fine con il Padova in vantaggio per due reti a zero, l'allenatore Fedele toglie dal campo l'unico giocatore nato nel 1978 che, da regolamento, avrebbe dovuto terminare la gara o essere sostituito da un pari età. La conseguenza fu l'inevitabile sconfitta a tavolino e l'insperata salvezza del Varese, con il Padova costretto ai play out persi con il Lecco (1-1 e 0-1) che aveva terminato il campionato al penultimo posto con 13 punti di distacco dai biancoscudati.

 
Dalla nascita al girone unico
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L'era Rocco
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