Estratto Fonte: Stefano Volpe per  IL MATTINO DI PADOVA


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Dopo 28 anni l’ex centravanti Fulvio Simonini corona un obiettivo inseguito a lungo, tornando nel Padova come responsabile del vivaio. «Tornare era il sogno della mia vita», confessa Simonini. «È passato tanto tempo, ma poter lavorare di nuovo nella squadra di quella che considero la mia città è un desiderio che si realizza. Spero di non deludere le attese».Com’è nata questa opportunità? «Da qualche anno ho conosciuto i Bonetto con i quali è scattato un rapporto di amicizia e stima. Quando mi hanno fatto la proposta non ci ho pensato un secondo e, come si sul dire, ho firmato in bianco».

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Quali saranno le sue prime mosse? «A differenza del passato ho voluto subito inserire nello staff la figura dell’ex calciatore. Non perché non mi fidi di un allenatore che non ha giocato, ma perché credo che un ex professionista possa dare qualcosa di più nello spogliatoio e nella visione della partita. È chiaro che debbano essere preparati, quelli che ho scelto lo sono e mi auguro possano darci qualcosa in più».Tra i tre ex professionisti, ha stupito soprattutto il nome di Ottoni, che fino a poco tempo fa allenava in Lega Pro. «Ottoni ha voluto fortemente tornare a guidare i giovani. Visto il suo spessore gli ho consegnato l’Under 15 del Padova, che è considerato un gruppo molto promettente e tra le mani di Claudio può crescere bene. Discorso simile per Pellizzaro, mentre Centurioni ha giù un’esperienza importante di settore giovanile». Il vivaio è reduce da due final four scudetto, non sarà facile ripetersi. «Il mio obiettivo, sposato in pieno della società, non è vincere i campionati. Di sicuro farebbe anche piacere, ma credo sia più importante riuscire a portare almeno un paio di ragazzi all’anno in prima squadra. Le due cose possono andare in simbiosi, i giovani di talento portano anche risultati alle loro squadre. Ma faccio un esempio molto pratico: se un giocatore sta facendo benissimo nell’Under 15 è nostro interesse farlo giocare in una categoria superiore, anche se a discapito della propria squadra, per poterlo confrontare con ragazzi più maturi e misurarne la stoffa fino in fondo».

Un paio di mesi fa ha fatto stare tutti i tifosi biancoscudati in pensiero, visto il grave malore che l’ha costretto al ricovero. E’ tutto risolto? “Si, ma è stata un’esperienza che mi ha segnato molto. Credo mi abbia maturato e fatto assaporare ancora di più la vita. Ho passato un’ora terribile e una ventina di giorni in difficoltà. Adesso sto bene, si vede che non era il mio momento”. Il sogno di tornare l’ha coronato. Il sogno di responsabile del vivaio qual’è? “Vedere un talento cresciuto in casa arrivare in alto. Io a suo tempo ce l’ho fatta e adesso la soddisfazione maggiore sarebbe quella di dare l’opportunità a più ragazzi possibile di calcare campi professionistici”.