Storia biancoscudata

Lo stadio Appiani

Del nuovo stadio Comunale per il calcio, a Padova si comincia a pensare concretamente il 2 agosto del 1921 quando il Consiglio Comunale autorizza l'acquisto degli immobili con terreno annesso. L'opera verrà portata a termine nel giro di tre anni infatti, l'inaugurazione dell'impianto denominato "Silvio Appiani" (in onore del ex-giocatore biancoscudato Silvio Appiani morto sul Carso a soli 21 anni) avviene il 19 ottobre 1924 con la partita: Padova – Andrea Doria vinta dai biancoscudati per 6-1. Inizialmente la capienza è di 9800 spettatori così suddivisi: 1500 in tribuna coperta e 8500 per i popolari. Sono anni di pionieri e di facili vittorie: risalgono al 1925 i successi più vistosi ottenuti dal Padova all'Appiani (9-0 alla Spal e al Mantova).

Nel dicembre 1926, in occasione della partita col Milan, arriva la prima multa di cinquemila lire inflitta dal Direttorio delle divisioni superiori per il "contegno scorrettissimo del pubblico in confronto dell'arbitro e per l'inerzia dei dirigenti nel frenare le intemperanze del pubblico". Fatto sta che gli stessi tifosi si autotassano per pagare la multa. Nel corso degli anni l'Appiani subirà alcune modifiche come la costruzione della curva nord e l'ampliamento della gradinata est con la denominazione di "tribuna est" e l'aumento della capienza che arriva così attorno ai 24000 posti. Dopo la guerra il Padova ritorna in A e l'Appiani ne diventa il palcoscenico ideale. E' notorio infatti che l'Appiani, proprio per le sue caratteristiche di tipico stadio all'inglese con il pubblico a ridosso del terreno di gioco, incuteva nei giocatori avversari molta soggezione quando non era vera paura. Risale a questo periodo quella che viene unanimemente considerata la partita più spettacolare mai giocata in questo stadio e cioè il 4-4 col grande Torino del 20 febbraio 1949 a tre mesi dalla sciagura di Superga. Fra gli spettatori di quella partita un giovanissimo Marino Puggina, che sarà poi presidente della squadra, che ricorda: "noi sul 2-0 grazie a una doppietta di Checchetti, il Torino pareggia con Ossola e Castigliano, noi ancora avanti con Vitali e Fiore, poi una doppietta di Menti fissa il risultato sul pareggio".

Nessuno, quel giorno, poteva immaginare che, dalla metà degli anni Cinquanta in poi, sarebbe arrivato un Padova ancora più bello, quello di Rocco. Nell'anno del terzo posto alle spalle di Juventus e Fiorentina, un'altra partita entrata nella storia è stata proprio quella con i bianconeri giocata il 23 febbraio 1958; stadio completamente esaurito con diversi spettatori sistemati ai bordi del campo di gioco, con il permesso dell'arbitro Orlandini di Roma uno dei migliori allora in circolazione. Non successe assolutamente nulla e alla fine tutti ad applaudire una grande partita terminata 1 a 1 con reti di Rosa per il Padova e di Stacchini per la Juventus. Questo era lo stadio Appiani. L'Appiani chiude ufficialmente il 24 maggio 1994 con la partita Padova – Palermo terminata 0 a 0, sono passati 73 anni e il Padova sta per ritornare in serie A. Oggi l'Appiani viene utilizzato per le partite delle squadre giovanili.

Gli altri stadi

Il campo di via Belzoni (oggi "Walter Petron")

L'Associazione del Calcio Padova, costituita il 29 gennaio del 1910, gioca la prima partita della sua storia nel campo di via Belzoni, denominato "campo da giochi", il 20 febbraio (Padova-Hellas Verona 0-0). Si tratta del cortile delle scuole adiacenti che l'associazione "Ginnastica e sport", sodalizio allora con 45 anni di attività, concede alla squadra biancoscudata per partite ed allenamenti. Il "campo da giuochi" descritto dal presidente De Giuli "cinto di mura, erboso, circondato da comoda pista, uno dei più belli che esistano in Italia, a pochi minuti di distanza dal centro della città", viene messo a disposizione delle scuole cittadine, la reale Scuola Normale maschile, gli alunni delle elementari raccolti nel "dopo scuola" del Patronato scolastico e l'Associazione del Calcio Padova. Sulla bellezza del campo di gioco non è dello stesso parere un giornalista milanese dell'epoca, che dopo un'amichevole Padova-Juventus Italia Milano (4-1) del 27 dicembre 1914, scrive: "Cosa ho detto? Campo del Padova? Figuratevi! Il cortile di una scuola! L'hanno chiuso con un pò di corda: da un lato, il migliore, hanno messo una ventina di sedie. Ecco tutto: del resto, un terreno fangoso, dove oggi dopopranzo, malgrado il sole, è ancora stesa la brina della notte...".In un altro passo il campo viene definito "un campo di patate".

Il campo viene utilizzato per la prima volta per un corso estivo autunnale "per i bambini e le bambine che vanno in campagna, sui monti, al mare" proprio nell'anno in cui viene concesso al Padova l'uso dell'impianto. Viene fissata una precisa normativa di orari per non creare confusione nell'utilizzo del campo. Nell'impianto di via Belzoni, si gioca anche la prima partita internazionale nella storia della società biancoscudata: il 5 aprile 1915, il Padova batte lo Zurigo per 4-3.

Il campo "Giovanni Monti" (ex stadio comunale)

Nel giugno 1912, in pieno periodo elettorale, i maggiori esponenti dell'associazione Padova Liberale lanciano l'idea di uno stadio comunale. Un anno dopo il Consiglio comunale delibera la costruzione di un nuovo impianto. La progettazione viene affidata a Tullio Peretti, ingegnere capo del Comune. Il 12 febbraio 1916, il campo comunale viene consegnato alla Associazione del Calcio Padova, rappresentata da Eugenio Vianello, vicepresidente, Ottorino De Lucchi e Raimondo d'Arcais. L'inaugurazione avviene il giorno seguente, senza che l'avvenimento venga annunciato. Ma la notizia si diffonde ugualmente, e una folla numerosa si presenta all'appuntamento.Il 20 febbraio si gioca la prima partita nel nuovo impianto, alla presenza di un grande pubblico. Il Padova batte il Verona per 4-0. La squadra biancoscudata vi giocherà fino al campionato 1922-23.

 
Dalla nascita al girone unico
Dagli anni trenta al dopoguerra
L'era Rocco
Gli anni sessanta e settanta
Gli anni ottanta
Dal ritorno in A al 2000
Il nuovo secolo
L'Appiani