Dagli anni trenta al dopoguerra
Gli anni trenta iniziano con l'avvento alla presidenza del "commissario unico" Ludovico Szathvary, padovano
d'origini magiare che ingaggia come allenatore l'ungherese Lajos Kovacs. Il campionato di B si dimostra ostico,
nonostante le 25 reti in 33 partite di Gastone Prendato; il Padova cede solo nel finale classificandosi quarto a
sole tre lunghezze dalle promosse Fiorentina e Bari. Nell'estate del 1931 diventa presidente l'ingegner Ferruccio
Hellmann e la squadra viene ulteriormente potenziata. Il bomber Prendato va alla Fiorentina ma arrivano alcuni
giovani di grande avvenire fra i quali Annibale Frossi o Alfredo Foni che diventerà uno dei grandi del calcio da
terzino nella Juventus del quinquennio (campione olimpico 1936 e del mondo nel 1938). Il posto di Prendato viene
preso da Mario Perazzolo che con 17 reti porta la squadra verso il secondo posto (dietro il Palermo) che vale la
promozione. Un'ottima squadra equilibrata in tutti i reparti che riesce a segnare ben 79 reti subendone solo 29.
Per la riconquistata serie A la panchina viene affidata ad un altro ungherese, Jones Vanicsek, che nel campionato
1932-33 riesce a conquistare una sofferta salvezza. L'abbandono della politica dei giovani si rivela però fatale
la stagione successiva: il vivaio, colpevolmente trascurato, non offre validi ricambi e i copiosi acquisti sul
mercato si rivelano onerosi e tecnicamente non esaltanti. Sono le premesse per un biennio nero. Nel campionato
1933-34 la squadra stenta terribilmente in attacco. Non c'è più Perazzolo e i gol arrivano col contagocce. In
porta fa il suo esordio un altro futuro campione del mondo, Aldo Olivieri, ma nel finale di campionato, ad un
soffio dalla salvezza, uno doppio zero a zero casalingo con Genoa e Fiorentina condanna la squadra alla
retrocessione. È un duro colpo, l'ingegner Hellmann, l'uomo della ricostruzione se ne va lasciando il
posto a Giovanni Mazzuccato, industriale del legname. Ma il campionato 1934-35 è particolare, poiché destinato
alla ristrutturazione del calcio cadetto: retrocedono in C le ultime sette dei due gironi, il Padova si piazza
sest'ultimo e per la prima volta subisce l'onta della caduta in terza serie. Vengono ceduti i pezzi migliori
e il ragionier Pietro Colombati accetta la presidenza lasciata da Mazzuccato.La situazione si sblocca a novembre
quando Ludovico Szathvary accetta di tornare alla guida della società portando con se il nuovo tecnico ungherese
Elemer Kovacs. Alla fine del campionato 1935-36 il Padova si piazzerà al quarto posto a 4 lunghezze dal Venezia
capolista. Per il campionato del 1936-37, nuovo presidente, Guelfo Ferrari, e nuovo allenatore ungherese
Guglielmo Wilheim. La squadra viene ricostruita e ottiene uno splendido primo posto finale, con sette punti di
vantaggio sul Treviso, secondo classificato. Con la riconquista della serie cadetta, giunge sulla scena un
personaggio di straordinaria levatura, l'uomo destinato a dare un senso a tutta la storia del Padova Calcio,
Bruno Pollazzi. Diventa presidente nell'estate del 1937 e la squadra ottiene un ottimo quarto posto a soli 3
punti dalla vetta. Nell'estate successiva giunge in biancoscudato Gino Cappello, funambolico attaccante di 18
anni. Si presenta con dieci gol e la stagione successiva esplode letteralmente, con 29 reti in 28 partite.
Dopo la guerra sarà trascinatore del Bolognae della nazionale. Il campionato 1938-39 non conferma le promesse
del campionato precedente, dopo quattro sconfitte consecutive, Wilheim viene sostituito da Wereb, esonerato
poi a febbraio dopo 3 sconfitte consecutive.
Gli succederà Mariano Tonsini, già giocatore biancoscudato. Alla fine la squadra giunge solamente decima.
Nell'estate del 1940 Pollazzi abbandona. Il mondo ormai è in guerra e il calcio continua, ma spesso solo per
onor di firma, tanto che in serie B più di una volta si finisce col giocare a ranghi ridotti, per le difficoltà
dei giocatori di raggiungere la sede della partita. In quegli anni si accollano la gestione societaria prima
Erminio Santiello, poi dal 1944 l'avvocato Francesco Camillotti, già giocatore dei primi anni Venti. Nel
campionato 1940-41, concluso col quinto posto, viene ingaggiata una mezzala ventottenne che ha già vestito la
maglia della nazionale e quella di clubs importanti come Triestina e Napoli. Il suo nome è Nereo Rocco, gioca
solo due stagioni (nel campionato 1941-42 concluso al quarto posto si segnala mettendo a segno 10 reti) ma un
giorno tornerà e si aprirà un'epoca d'oro. Nel settembre del '43 i tragici avvenimenti scuotono il paese in
guerra e il campionato di calcio non prende neppure il via.
Il campionato 1945-46 vede il ritorno al vertice di Giovanni Mazzuccato.
Il Padova gioca nel campionato misto
B-C dell'alta Italia, vince il suo girone, ma nel raggruppamento finale si classifica al sesto e ultimo posto
in un torneo che vede sedersi sulla panchina ben 3 allenatori. Nel 1946-47 in panchina siede di nuovo Wilhem,
che sfiora la grande impresa piazzandosi secondo alle spalle della fortissima Lucchese. In attacco gioca un
inglese, Charles Adcock, che esploderà nel campionato successivo, ma soprattutto Gino Colaussi, già campione
del mondo 1938. In panchina siede Pietro Serantoni, campione del mondo con l'Italia di Pozzo, mentre alla
presidenza è la volta di Valentino Cesarin. Il campionato 1947-48 riporta il Padova in serie A. Adcock e Carlo
Vitali sono i gemelli del gol (rispettivamente 17 e 18 centri) alla guida di un attacco record che chiude con
un bottino di 71 reti. Nel campionato 1948-49 il Padova riesce a salvarsi con un buon undicesimo posto.
Memorabile quell'anno il match col Grande Torino del 6 febbraio 1949. Uno spettacolare pareggio per 4 a 4 con
i campioni che alcuni mesi dopo perirono sulla collina di Superga. Serantoni lascia per problemi di salute la
panchina e il campionato 1949-50 vede alla guida della squadra l'ungherese Bela Guttmann, tecnico che ha già
alle spalle un brillante avvio di carriera in Olanda, Ungheria e Romania (vincerà lo scudetto nel 1955 col Milan
e a fine anni cinquanta contribuirà alla scoperta del talento di Eusebio). La squadra che vede debuttare anche
il portiere jugoslavo Zvanko Monsider, si piazza al decimo posto, ma non senza una crisi nella fase conclusiva:
rassegna le dimissioni. Torna Serantoni ma la scelta non si rivelerà azzeccata. Il campionato 1950-51 parte male;
già dopo 5 giornate il riacutizzarsi dei vecchi malanni costringe Serantoni a farsi da parte. In panchina si
succedono prima Blasevich, poi l'anziano difensore Sforzin, poi un'altro ex campione del mondo Giovanni Ferrari;
in fine è la volta dell'inglese Frank Soo che non riesce a migliorare la situazione: la squadra si salva solo
all'ultima giornata battendo per 2-0 il Napoli.
Nell'estate del 1951 la dirigenza si sforza di modificare profondamente i connotati di questo Padova: arrivano
uomini nuovi come l'ala Meroni (Como), il difensore Sessa (Triestina), il centrocampista Sperotto (Fiorentina).
A novembre, con una classifica preoccupante si corre ai ripari ingaggiando un norvegese, Knut Andersen, ma non
c'è nulla da fare al di là di uno strepitoso ed incredibile 5-2 al Milan del trio Gre-No-Li, la squadra continua
a zoppicare e chiude malinconicamente al diciannovesimo posto, salutando nuovamente la massima serie. Lascia il
presidente Cesarin e al suo posto arriva il commendator Bruno Pollazzi, che viene convinto a riassumere la massima
carica societaria, lasciata nel 1940. Il campionato 1952-53 parte male: la squadra indebolita dalla partenza dei
big non è stata sufficientemente rafforzata, in panchina siede prima Pietro Rava affiancato dal direttore tecnico
magiaro Lajos Czeizler, poi al posto di Rava viene assunto Antonini. I risultati non arrivano e viene cacciato
anche Czeizler, al suo posto arriva Tansini e con due vittorie nelle ultime due giornate (con Catania e Lucchese)
la squadra conquista in extremis la salvezza. Per il campionato del 1953-54 i ranghi vengono nuovamente rinnovati,
torna in panchina Pietro Rava ma la squadra non gira specie in trasferta. Sabato 7 marzo pareggio in casa col
Cagliari; la squadra si trova al penultimo posto in classifica a pari con l'Alessandria e con una sola lunghezza
di vantaggio sul Piombino, fanalino di coda. A quel punto il presidente Pollazzi decide di sostituire il
contestatissimo Rava, con un allenatore raccomandato da un suo amico, dirigente del Treviso: è Nereo Rocco,
ex interno mancino anche in biancoscudato. Il debutto non è dei migliori: sconfitta per due reti a zero a Fanfulla
ma la settimana successiva arriva il successo con la concorrente Alessandria. Si arriva a maggio, e il Padova
batte il Treviso, raccoglie tre punti nella doppia trasferta siciliana (1-0 a Messina e 1-1 a Catania), supera il
Piombino e riesce a raggiungere l'agognata salvezza raggiungendo il terz'ultimo posto alla pari con Treviso,
Alessandria e Pavia.